Trieste half marathon 2019

Freschi, asciutti ed ancora un po’ addormentati alla partenza per Aurisina.

In settimana avevo letto una bella intervista ad Andreas Seppi, grande tennista italiano che da 15 anni riesce a concludere la stagione tra i top100. Mi ha colpito un passaggio: “mentalmente bisogna essere pronti ad affrontare ogni situazione” e stamattina ho provato a metterlo in pratica nel mio piccolo alla Trieste half marathon 2019. Andrea e Dimitri F. sono stati i miei splendidi compagni di viaggio, scesi dall’auto ad Aurisina alla partenza siamo stati accolti da una bora fredda a 50km/h micidiale, condita da pioggia, abbiamo visto pochi runner rispetto al totale degli iscritti, alcuni nostri compagni di squadra hanno preferito non partire pur essendo sul posto. Noi siamo stati tre automi: scesi dall’auto, consegna delle sacche, rientro all’auto dove Katja ci ha gentilmente aspettati, pipì, ancora un po’ di riparo dal vento ed alle 9.25 siamo entrati nelle griglie di partenza, molto davanti. Andrea e Dimitri mi hanno dato forza. Eravamo semplicemente concentrati sulla gara che ci aspettava. Ringrazio Manu che mi ha bucato al punto giusto un sacco delle immondizie che ho usato addosso in quei minuti: fondamentale. La partenza è stata una liberazione, ora finalmente tutte le previsioni meteo, tutti i dubbi sulla nostra organizzazione se ne potevano andare: spazio alla corsa, alle sue sensazioni, ai cari vecchi minuti al chilometro. Di nuovo in gara dopo un anno e mezzo!
Partiti, ed appena usciti dalla piazza una folata ci ha fatto ricordare che la giornata sarebbe stata dura. Ma la discesa verso Sistiana è stata più forte del vento: mi sono messo sul lato sinistro della strada, confidando di venire protetto dalla bora in arrivo da Nord Est dal gruppone. Andrea se ne è andato subito, poco dopo anche Dimitri mi ha passato, non l’avrei più rivisto.
In discesa ho spinto bene anche se non come nei sogni della vigilia: 4’08”, 4’03” e 4’03” per arrivare sul raccordo che immette sulla costiera. Qui due inversioni a “U” molto fastidiose, per di più nel bagnato, ma con la massima cautela non ho avuto nessun intoppo, vento contrario nel primo pezzo ed a favore nel secondo, direzione Trieste. Ho visto Andrea un centinaio di metri davanti a me, Dimitri non l’ho visto ma ho saputo poi di averlo risuperato poco dopo la partenza.
Dopo il 4’18” del 4°km ho focalizzato di aver un bel “tesoretto” da parte; ho cercato quindi un ritmo il più possibile confortevole con l’obiettivo di averne ancora da Miramare al traguardo, dove sapevo avrei dovuto lottare con ogni mia forza con la stanchezza e soprattutto con il vento.
Il vento non è riuscito ad entrare nella strada costiera, tranne che in pochi punti dove si è fatto sentire purtroppo nel verso contrario al nostro.
Ho spinto bene ma abbastanza in controllo: 4’12”, 4’18”, 4’21”, 4’20”, 4’24” sulla costiera, che quest’anno ho corso seguendo le curve della strada stando sotto la parete rocciosa, cercando tutto il riparo possibile dal vento, mentre la pioggerellina non ha dato nessun fastidio.
Arrivando al 10°, che ho corso in 4’25”, ho alzato la testa ed ho visto Andrea un metro avanti a me: ci siamo un attimo rincuorati, mi ha detto che Dimitri era dietro, gli ho chiesto di provare a stare attaccato ma poi, come è normale, ognuno ha cercato il proprio ritmo. Siamo passati al 10° in 42’43”, un tempone. Mentalmente nei metri successivi l’ho raddoppiato, ci ho aggiunto un chilometro e mi sono dato pure 2 minuti di calo nel finale: il risultato che è uscito da questa approssimazione mi ha dato ulteriore tranquillità.
Nel frattempo, buttando l’occhio in basso a destra, il mare del Golfo increspato e tutto il bianco delle onde sono stati uno spettacolo che mai avevo ammirato correndo… “affrontare ogni situazione” dice Seppi, avanti.
Mi ha superato un runner con un passo vicino al mio, mi sono attaccato a lui cercando di proteggermi dal vento che riaffiorava sempre di più: o non c’era o picchiava di brutto.
4’23” e 4’22 e siamo arrivati all’hotel Riviera, ci sarebbe stato da divertirsi in discesa prima del momento della verità. Come sempre a Miramare non mi sono fatto pregare, 4’19”il tredicesimo e 4’03” il quattordicesimo, pur se entrando nel tunnel siamo stati investiti da raffiche contrarie.
Finita la discesa, ho sentito in contemporanea tutta la stanchezza ma anche la consapevolezza di avere ancora diverse cartucce a disposizione; la piacevole sorpresa è stata l’assenza di vento, nonostante il mare lì a fianco fosse in burrasca. Così il primo km di completa pianura, il quindicesimo, se ne è andato in un dignitosissimo 4’24”. Il vento però era lì ad aspettarci: Barcola laggiù irraggiungibile, mi sentivo spinto all’indietro, nessuna scorciatoia o scusa per fuggire da lì. C’era solo da soffrire, in quel posto ed in quel momento. Ci siamo spostati tutti sulla ciclabile sotto il monte, niente. Un vento impietoso, micidiale. Ancora 6 km, 5 mi sono detto, tanto l’ultimo poi so che lo “sparo” sempre comunque.
4’52” ha detto impietoso il cronometro, l’ho guardato dubbioso perchè sentivo ancora dignitosa la mia corsa. A Barcola c’è stato appena un minimo di tregua, con il vento che è arrivato leggermente frenato dalle case: ho tenuto per un po’ il “treno” giusto, 4’30”, dai ancora 5, anzi 4!
Fuori Barcola di nuovo raffiche contrarie e di nuovo ciclabile, che avrei tenuto fino al cavalcavia della ferrovia all’ingresso di Trieste. Testa bassa, sofferenza dignitosa, obiettivo limitare i danni che comunque, vi ricordate? – avevo messo nel mio preventivo di metà gara. Questo mi ha aiutato molto. 4’46” e 4’43”, siamo a Trieste, a Roiano mi sono ributtato sulla ciclabile che mi avrebbe condotto fino alla Stazione FS. Il muro della stazione sulla mia destra ha bloccato tutto il vento, ho corso un km quasi interamente libero, 4’30” e siamo arrivati all’ultimo km, dove le energie misteriose si sono riattivate: non ne avevo più, ma anche il vento ha voluto dire la sua diventando improvvisamente favorevole.
Anche stavolta sono qui, sulle rive a spingere per arrivare il prima possibile al meritato traguardo. Poca coraggiosa gente ad applaudirci, oggi chiunque è arrivato al traguardo, con qualsiasi crono, è stato un grande. Ha vinto. Fantastico Andrea, che chiude in 1h34’30” tenendo duro nella seconda parte con caparbietà, bravo Dimitri che soffre vento, freddo e pioggia e termina in 1h43’16”, tempo che non gli rende giustizia.
Non ne ho più come sempre e come sempre sto spingendo, 4’17” il ventunesimo per entrare un’altra volta in piazza Unità, mancavo da 3 anni. Vedo il cronometro dell’arrivo, alzo il pugno in segno di vittoria, ultima spinta e fermo il mio timing a 1h32’34”. Con queste condizioni, gran risultato. Bora, non mi hai fermato!

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