Smetto quando voglio?

Posted By Dimitri Benes on 16 Nov, 2016 in Dimitri | 0 comments


doberdoMi ha fatto una certa impressione vedere Michela spremere sè stessa sulla ciclabile qualche giorno fa, afiancandola in auto mentre tornavo a casa dal lavoro. Ma quanto forte correva? E soprattutto, cosa stava provando in quel momento? In che gara si immaginava verso il traguardo? E quanta adrenalina aveva addosso? Ho pensato… è da una vita che non vado così forte… ed invece era solo la scorsa primavera che garreggiavo di frequente, correndo su quei ritmi, qualche volta più lento qualche volta più veloce… La domanda vera che mi stava montando dentro invece era: da quanto non provo più quelle sensazioni, quei momenti? Quanto mi manca l’aspetto agonistico della corsa? E quanto mi manca la corsa in genere?
Quest’estate smetto per un po’, avevo pensato. E così è stato, l’avevo deciso e pianificato io. Altre cose da seguire, e pensavo che il mio corpo meritasse il riposo, almeno dalla corsa, visto che per il resto l’acceleratore doveva rimanere sempre premuto. E’ stata una delle pause più lunghe che mi ricordi in questi 15 anni di corsa, e non è finita qui. Avevo ricominciato, poi 10 giorni di raffreddore mi avevano bloccato e sono ripartito da zero. Ma proprio da zero. Ricordo un mesetto fa quando ho ripreso con 6 km, non ci credevo potessi fare quella fatica per una distanza così corta. Ma ero felice lo stesso, era l’inizio di qualcosa. Un nuovo percorso. Ho praticato la cara corsa lenta per qualche settimana, andando alla scoperta di nuovi posti, nuovi sterrati dietro l’angolo ma sconosciuti fino a quel momento; qualche settimana così, felice di riscoprirmi correre per più di un’ora con la sensazione di essere appena partito.

E poi, dal nulla, una mattina zoppico. L’articolazione del ginocchio sinistro si rifà viva. Non che non la senta quotidianamente, ma stavolta è un fastidio che si trasforma spesso in una punta di dolore. Smetto quando sono costretto a smettere. Sono fermo così da 14 giorni, a vedere gli altri correre, a seguire con il pensiero gli amici che preparano splendide maratone, a spalmare arnica con la speranza che giovi a qualcosa. Saranno i quarant’anni, i quasi venti di corse e del conseguente logorìo delle articolazioni, il ginocchio rotto da ragazzo giocando a calcio… ora che la testa e l’anima desiderano fortemente la corsa, quei momenti di solitudine nella mia pianura nebbiosa o nell’ambiente ovattato del Carso, ci si mette il corpo a dirmi che non lo posso proprio fare. La corsa mi ha insegnato a non demordere, a crederci; è un atto di fede quello che si ripete ogni anno, quando prima di iniziare una preparazione faccio fatica a tenere i 12 km/h per 40 minuti mentre provo a proiettarmi mentalmente in gara a 14 km/h, miracolo che puntualmente avviene dopo 3-4 mesi di intensi allenamenti. Ma devo ancora allenarmi per accettare l’idea che da un momento all’altro potrei dover smettere. Anche se non voglio.

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