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New York City Marathon 2018

New York City Marathon 2018


Posted By on 10 Nov, 2018

Una gradita sorpresa è giunta all’apertura della posta elettronica: il resoconto della maratona di New York di Maurizio, da qualche giorno rientrato alla base… Non aggiungo nessuna parola e ve lo ripropongo subito!

Apro il Blog di Dimitri e leggo il titolo “Maurizio Finisher a New York”… con una foto sotto che dice molto (e che tra l’altro non avevo nemmeno mai rivisto). Partirei proprio da qua: esser arrivato al traguardo, pur provando forse più fatica che soddisfazione, è stato qualcosa di estremamente alto e, come ogni maratona, me ne sto rendendo conto ogni giorno che passa. Non posso paragonare lo status che mi sentivo addosso due anni fa dopo la mia miglior maratona di sempre a Venezia in cui mi pareva di volare a due metri da terra; il cammino per arrivare a questa esperienza è stato lungo e non facilissimo.
Innanzitutto l’idea: mi era venuta l’anno scorso dopo un viaggio a Berlino, in cui, con mia moglie, abbiamo miscelato l’idea di visitare New York a quella di correre la maratona… e se aggiungiamo che quest’anno ho compiuto 40 anni, il cerchio si chiude.
Ho avuto fortuna di vincere il pettorale con la formula del sorteggio e avevo ben in mente come prepararmi per ottenere un buon risultato. Ma i piani non sempre vanno mai come li programmi: un periodo pieno di impegni che si sono accavallati alla preparazione e, sopratutto, un’infortunio durante il “lungo” più importante e che poi mi ha tenuto fermo due settimane hanno fatto si che già essere al via fosse una sfida il cui risultato sarebbe stato davvero incerto.
Però New York ha fatto molto: ti accoglie alla grande: tutti col sorriso che ti augurano l’”in bocca al lupo”, che siano passanti o poliziotti, che ti trovi per strada in un museo o alla stazione del metro. Già prendere il traghetto per andare alla partenza (già, proprio come a Ossiach!) provavo un emozione che saliva da dentro. La fase di partenza è stata invece un po’ caotica: tempi troppo ristretti, errata alimentazione (non son riuscito nemmeno a bere un caffè) e il fatto di esser stato letteralmente “buttato nella mischia” hanno innalzato il mio livello di nervosismo.
I primi metri corsi sul ponte di Verrazzano son stati prima una rampona in salita e poi altrettanto in discesa… e son arrivato subito a Brooklin dove la salita si è fatta costante; al quinto Km son riuscito a riequilibrarmi dal mio ritmo forsennato e dalla mia mancanza di “colazione”… per fortuna ci son ristori ogni Km a New York! Si può dire che la mia gara sia cominciata lì… ed era tutto come me lo ero sempre immaginato (o sentito raccontare): gente e tifo ovunque! Ti fischiavano le orecchie da quanto i tifosi urlavano per te! Son stati Km in cui non mi pareva nemmeno fossi io quello che stava correndo: sembravo un’anima che mi guardava dall’esterno. C’è stata una discesa poco prima del decimo Km e , nonostante un’ennesima rampa, fin oltre il quarto di maratona le cose stavano filando lisce, secondo o meglio dei programmi.
Ho iniziato però a odiare Brooklin per i continui saliscendi che presentava: mi stavan distruggendo le gambe: ben tre falsopiani fino alla mezza maratona… ma le cose stavano procedendo regolarmente. Giunto ai Queens, la mia gara era ancora secondo i piani, nonostante un ennesimo falsopiano; ma la prima crisi era dietro l’angolo e si è fatta sentire al Queensboro Bridge: un ponte lunghissimo e massacrante che mi ha costretto a camminare per la prima volta e per un bel tratto di strada. La discesa e l’entrata a Manhattan è stata invece una bella reazione che mi ha dato energia, così come la folla assiepata tra la 59ma strada e la 1st aveneu. Non si può dire che ero una scheggia ma se non altro ho corricchiato per tutta la via che ha portato all’ennesimo ponte in uscita da Manhattan verso il Bronx.
Al rientro a Manatthan (ancora un ponte da oltrepassare mannaggia), ero perso: non riuscivo a ripartire ne tantomeno a capire che tempo stessi facendo (non mi ero portato il Garmin e sui display indicavano il total time che era 80 minuti precedenti la “mia” partenza) ne a sapere a che punto fossi (la distanza era indicata precisamente solo in miglia… i Km eran messi indicativamente, o almeno a me pareva così in quel momento).
Perdere la testa in una maratona è la cosa peggiore; come se non bastasse, di fronte a me si prospettava una rampa che pareva infinita. Le cose erano come sempre due: ritirarsi (mai!) o rimboccarsi le maniche; inutile dire che scelta ho fatto… e mi son rimesso a correre (pianino) praticamente senza smettere fino al traguardo. Lì la folla incitante ha fatto davvero la differenza: giunto all’apice della salita, finalmente sono entrato a Central Park, ho letto il cartello delle 24 miglia ed è iniziata la discesa… non ero messo poi così male!
Contare in miglia mi ha aiutato molto… la distanza si è improvvisamente… raccorciata! Uscito nuovamente sulla 59ma strada, avevo l’appuntamento con Stefy… ero galvanizzato… ormai era fatta! Purtroppo ho avuto una grossa delusione e tristezza nel non vederla… anche questa ci mancava! Poi ho saputo che la sensazione è stata reciproca… nemmeno lei mi ha visto; ero convinto di vedere tutti negli occhi ma c’era davvero tanta tanta gente… non ci siamo trovati ahimè. Manca meno di un miglio ormai… il rientro a Central Park, la salita finale e il traguardo. Stanco morto ma comunque felice… ce l’avevo fatta ancora una volta!
Più fatica che soddisfazione!? Forse… ma la medaglia, i sorrisi della gente come me, la consapevolezza di non esser arrivato in forma (anzi, di non aver avuto nemmeno la certezza di arrivare in fondo o meno), di essermi messo dietro ben 17000 persone… di aver distaccato Gianni Morandi di 50 minuti e… il bacio della Stefy, questa volta ritrovati dove d’accordo a fine gara, mi fan pendere decisamente l’ago verso la soddisfazione e la consapevolezza di aver provato un esperienza davvero incredibile che va al di là del discorso maratona/tempi fine a se stesso. Ah… potete starne certi: ci riproverò il prima possibile! New York… I’ll back soon!

Maurizio

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E’ un must per i runner del Friuli Venezia Giulia, ma anche sloveni e veneti accorrono da sempre in massa tanto da farne la mezza più partecipata da queste parti, con quasi 3000 partenti ogni anno.
Vi sto parlando della Mezza Maratona “Città di Palmanova”, che il 25 novembre, con la sua sedicesima edizione, concluderà di fatto il 2018 per quanto riguarda le gare su strada di lunga distanza.
E’ una gara a cui noi Only Top Runners abbiamo da sempre partecipato in gran numero, principalmente per la vicinanza da casa, ma anche per il percorso veloce: 21 km completamente piatti, nessun cavalcavia, nessun sottopasso, non ci sono curve spezza-ritmo.
Inoltre c’è una caratteristica che rende questa gara unica: si può scegliere da che parte partire. Essendo Palmanova una città fortezza a forma di stella, è speculare in tutte le sue direzioni rispetto la parte opposta: così si può optare per correre verso porta Udine oppure verso porta Cividale, il risultato non cambia: dopo un paio di km ci si ritrova tutti assieme per affrontare i restanti 19 km di percorso…
Qui abbiamo sempre dato il nostro meglio: Roberto, nella foto, ha centrato qui il nostro record a lungo inseguito, portandolo a 1h25’11”. Anche Andrea corse sotto l’ora e 27, Maurizio qui ha realizzato il suo miglior tempo ed anche Nicola e Debora hanno avvicinato il loro miglior crono.  Io stesso migliorai il mio personale qui, quando ancora la gara terminava al campo sportivo e non in piazza…  Pensandoci bene, è anche l’ultima mezza maratona che ho corso, con gran soddisfazione tra l’altro, ormai 11 mesi fa…
Vi lascio qui sotto gli articoli presi da questo blog  che raccontano delle nostre imprese a Palmanova… che nostalgia! Buona lettura e buoni ricordi a tutti voi!

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24 per 1h Buttrio 2018

24 per 1h Buttrio 2018


Posted By on 17 Giu, 2018

Rientro alle competizioni dopo lunghi mesi di pausa con il classico appuntamento alla 24 per 1h di Buttrio per il GM Cervignano.
Ho corso dalla mezzanotte all’una in una frescura rigenerante, dopo aver spronato Andrea, mio compagno di viaggio, che ha corso durante l’ora precedente. Ci siamo spremuti a fondo come sempre si fa, Andrea dice che negli anni abbiamo acquisito la capacità di soffrire e di sopperire parzialmente alla mancanza di allenamenti, che finora è stata lampante. Poco male, 12910 metri percorsi da Andrea e 13169 da me, che dopo 2 anni sono ritornato sopra la mia soglia “di decenza” dei 13 km. Del tutto inaspettato visti i pochi allenamenti effettuati negli ultimi mesi, evidentemente sufficenti ad esprimermi comunque ad un discreto livello. Sono poi riuscito a sfruttare l’adrenalina provocata dall’essere di nuovo in gara ed il piacere provato dalla situazione (adoro correre a Buttrio in notturna) per spingermi sui miei limiti attuali, con una partenza convinta, una parte centrale molto decorosa ed un finale sofferto a causa di un indurimento al polpaccio a 2 giri e mezzo dalla fine; ho continuato con la sensazione di avere un coltello infilato nel muscolo, ma è stato sufficente rallentare di 5″ il penultimo giro per riuscire comunque a terminare bene la mia ora.
Ora con un bel po’ di fiducia in più io ed Andrea perseguiremo i nostri buoni propositi di rientrare a buon livello nelle mezze maratone. In particolare ci stuzzica l’appuntamento del 1 settembre con la consueta NHM in Austria con la possibilità di correrla finalmente assieme, ma magari riusciremo a fare qualcosa di buono anche prima e dopo…

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Maratonina di Palmanova 2017

La maratonina di Palmanova rappresentava per me la chiusura di un ciclo cominciato ad inizio 2017. Un anno fa lo stiramento del legamento collaterale del ginocchio sinistro, che mi ha portato a perdere completamente la muscolatura della gamba sinistra, a zoppicare per qualche settimana non sentendo bene l’appoggio, ad abbandonare completamente la corsa per quasi 3 mesi. A fine febbraio ricordo perfettamente il primo tentativo: argine sulla laguna, mezzo km ad andare, mezzo a tornare; una fatica incredibile, paura di farmi male ed emozione si mescolavano tra loro. Il rientro è stato lento, tanto da farmi dubitare più volte sui miei progressi, che invece erano costanti ma impercettibili. Fino all’ultimo ho pensato a non partecipare alla maratonina di Jesolo, alla quale mi ero iscritto in tempi non sospetti: alla fine ci ho provato e mi sono sbloccato. 1h44′ a Jesolo, il mese dopo 1h41′ sull’Ossiachersee con decisa iniezione di fiducia. L’estate è servita a rinforzare ulteriormente la muscolatura e ad iniziare a riprendere velocità inserendo nuovamente allenamenti specifici dopo tanto tempo; ad Udine, a settembre, ho abbassato il crono di altri 5 minuti, 1h36′ al traguardo, con tanta fatica e la sensazione di essere ancora molto lontano da dove avrei voluto ritornare. E poi 8 settimane di allenamento fatte come si deve, anche se disturbate da un raffreddore che non se ne voleva andare.
Mi sono quindi trovato al via con le idee molto chiare sul mio valore, avevo provato diverse volte il ritmo gara in allenamento ed a quello volevo attenermi. Inoltre volevo assolutamente evitare di finire fuori giri e cancellare il ricordo dell’ultima mia gara qui: sarebbe stato stupido dopo tutti i sacrifici sostenuti in allenamento sprecare l’ottima condizione fisica che mi sentivo addosso.
Partenza separata con due uscite, per scaramanzia ho scelto porta Udine visto che porta Cividale non aveva detto bene l’ultima volta; Maurizio e Natale hanno eseguito il riscaldamento con me, quindi sono rimasto da solo a cercare la concentrazione, il pensiero era quello: partire deciso ma senza strafare, dovevo trovare l’equilibrio giusto. Partiti. Sono uscito da porta Udine senza intoppi e con molta attenzione a non inciampare, non urtare, evitare ingorghi; al secondo chilometro, fuori Palmanova, ci siamo radunati con l’altro gruppo. Qui c’è stato un momento che ha deciso poi la mia gara: nel gruppetto che si è formato subito dopo, assieme ai pacers dell’ora e 35 partiti troppo forte, ho incontrato Alessio della mia squadra: “Vai in fuga?” mi ha chiesto. “Ma dove?” è stata la mia risposta, stavo bene li con quel ritmo, sapevo inoltre il suo valore e la sua costanza nell’impostare le gare quindi essere vicino a lui mi ha dato un’ulteriore conferma a non forzare ulteriormente. Fino al quinto è stato facile, poi mi è sembrato un po’ più difficoltoso seguire Alessio nella strada verso Santa Maria; dietro a noi Gianluca della nostra società si è aggregato formando un bel terzetto; all’ottavo km ho visto Roberto in difficoltà davanti a noi, in un attimo l’abbiamo raggiunto e superato: non è stata la sua gara. Uscendo da Santa Maria la Longa io ed Alessio ci siamo dati un paio di utili cambi, il ritmo è rimasto ottimo e costante, al passaggio a metà gara, dove era posizionato il rilevamento cronometrico, ho mentalmente raddoppiato il tempo: continuando così avrei concluso in 1h32’30”, il tempo che mi aspettavo alla vigilia. La cosa positiva era il sentirmi ancora completamente fresco. Al tredicesimo, verso Trivignano, Gianluca ha iniziato a spingere con decisione, ho provato a tenerlo per un po’ ma ho desistito subito, pur cambiando passo di 3-4 secondi al km l’ho visto allontanarsi sempre più; Alessio sempre lì con me. Prima di entrare a Trivignano ho raggiuto e superato Andrea che evidentemente era partito forte, sembrava possedere ancora energie per fare un buon finale. In uscita da Trivignano il primo momento difficile, superato agganciandomi al gruppetto che si era formato in quell’occasione, tirato da Alessio, ovviamente.  Superato Clauiano di slancio, verso Ialmicco io ed Alessio siamo rimasti da soli, io sentivo una sensazione tipica da diciottesimo km, un malessere generale mitigato dalla forza di volontà e dalla consapevolezza di avercela quasi fatta; il ritmo si è alzato di qualche secondo, non tanto da poter compromettere quanto di buono fatto fin lì; a Sottoselva ho capito dal suono della sirena in lontananza e dalle urla di chi stava prestando soccorso che stava succedendo qualcosa di grave a quel povero ragazzo, non ho voluto guardare. Alessio mi ha visto leggermente staccato, eravamo praticamente al ventesimo, e mi ha incitato: “Dai, che arriviamo insieme”; mi ha dato forza, anche troppa; l’ho raggiunto, mi sono messo a tirare e devo averlo staccato nell’ultimo km, quando le energie misteriose che si attivano quando si annusa il traguardo sono entrate in funzione: alla fine 1h32’42” ed una grande soddisfazione per come ho gestito la gara e per come ho saputo interpretare correttamente il mio valore ad inizio gara. Un anno iniziato zoppicando e finito con un eccellente risultato, una bella lezione di vita vissuta che ho imparato su me stesso. Gran prova di Maurizio al personale, bravo Andrea ad aver tenuto nel finale, bravissima Debora, Roberto e Nicola ci hanno abituato a ben altro. Bravi tutti!

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Buttrio & Peach Run 2017

Buttrio & Peach Run 2017


Posted By on 23 Lug, 2017

24 ore di Buttrio

Come da miglior abitudine ho accolto volentieri la chiamata di Armando per la 24 per 1 ora di Buttrio: la novità di quest’anno è stata abbandonare il fresco del sabato sera per abbracciare il caldo del mezzogiorno domenicale. Tutto questo per avere qualche ora di recupero in più dopo la mezza maratona dell’Ossiachersee del venerdì sera.
Ho iniziato a pensare a cosa mi attendesse una volta parcheggiata l’auto a 100 mt dal percorso, osservando lo stato di affaticamento di chi stava correndo in quel momento: scene apocalittiche, e si stavano spremendo da soli 15 minuti… Ho fatto 2 rapidi conti: bella maratonina 2 giorni prima, stato di forma decente e fiducia da una parte; caldo allucinante e gambe affaticate dallo sforzo del venerdì sera sull’altro piatto della bilancia. Boh, chissà come reagirò, proviamoci comunque per i 13 km, sinonimo di decenza, per quel che mi riguarda.
Alla partenza siamo poco più di una ventina, crisi anche qui. 3 mi scappano davanti, gli altri dietro, a Buttrio è sempre bello cercare lo stimolo della sfida con i runner della propria ora. Di più non si può, i primi due vanno via, il terzo si allontana giro dopo giro, dietro non c’è nessuno. Mi concentro su me stesso, le gambe stanno bene, non c’è traccia della fatica austriaca. Dopo 25 minuti però decido di tirare il freno a mano, con questo caldo allucinante altrimenti rischio di andare fuori giri. Proseguo così, in controllo, cercando di non scoppiare.
A 15 minuti dalla fine mi affianca il primo della 6 ore individuale che si sta disputando in contemporanea: è alla fine della sua fatica, tanta ammirazione ma non posso farmi staccare: mi aggrappo a lui alzando il ritmo, dopo un giro riesco a staccarlo trovando nuovo slancio, per gli ultimi 10 minuti a tutta. Tra l’altro a fine rettilineo torno a vedere il terzo, se fossi partito un po’ prima… il giro successivo capisco che gli sto guadagnando tanto, io spingo e lui deve essere in crisi, ultimi due giri vado in progressione oramai è a 20 metri da me quando passiamo al traguardo per quella che sarà l’ultima tornata… ora spinge anche lui di più, faccio fatica ad agganciarlo, lo prendo con il cuore a tutta all’inizio delle tende, agli ultimi 200 mt, per 100 mt respiro dietro a lui e poi via tutto per lo sprint. Alla fine dopo un’ora al quarto posto concludo terzo con una proiezione di 12960 metri… niente male viste le condizioni, e mi sono divertito nel cercare e vincere una sfida, che in fondo era con me stesso. Complimenti a Dimitri F. e Giuliano che hanno partecipato in altre ore correndo rispettivamente per 13700 mt e 11798 mt.

Peach Run

Il 13 luglio è invece la volta della Peach Run, la non competitiva organizzata a Fiumicello che ormai non ha nulla di non competitivo: al via solo runner di valore, ci tengo perchè è la gara di casa e perchè è un primo approccio alla velocità e all’agonismo vero e proprio. Due giri da 3,38 km, tanti compagni di squadra presenti, amici che corrono, gli stimoli ci sono tutti e nelle ultime settimane ho iniziato ad allenare anche la velocità. Parto convinto, ma qui sono tutti missili… individuo subito i runner che devo tenere, e quelli da lasciar andare… 4’18”, 4’16”, 4’13” sono km molto veloci per me, non ero più abituato a queste andature, dopo il primo km di studio mi sono messo in sorpasso cercando di riprendere più runner che posso, alcuni sono amici della Fincantieri Monfalcone. Al primo giro sono immediatamente dietro a Roberto che però ha qualche problemino e si ferma al ristoro, non riuscendo poi a correre con me, non dandomi quel conforto che mi avrebbe fatto alquanto piacere… vado da solo e riesco a passarne altri due, 4’14”, 4’20”, 4’25”, calo un po’ il ritmo anche con l’aria contraria, ma l’ultimo km è un ottimo crescendo con ancora un sorpasso ed il ricongiungimento con Alessio della mia società solo sfiorato… ultimi 750 mt in 3’04” per finire i 6,75km in 28’52”, con il secondo giro leggermente più veloce del primo. Contentissimo, finalmente un po’ di adrenalina e la fiducia che continua a salire. Soprattutto, i problemi al ginocchio di questo inverno sono un ricordo.

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