Maratona di Verona

Posted By Dimitri Benes on 20 Nov, 2015 in Dimitri, maratona | 0 comments


veronaSeduto sul pavimento della Gran Guardia in Piazza Bra, per rimanere ancora qualche minuto al riparo dall’umidità e dal vento, mi rendo conto che ho paura della maratona che mi aspetta, fra tre quarti d’ora. Paura che si ripresentino i problemi di 3 settimane fa a Venezia, paura di non avere, anche senza quei problemi, la resistenza fisica e psicologica a convivere con la sofferenza; paura che il mio corpo abbia dimenticato gli allenamenti lunghi, che oramai sono distanti un mese e mezzo, Venezia esclusa dove ho corso poco e camminato tanto. Cerco di essere lucido e mi impongo una tattica di gara molto precisa: prudenza. Cerco l’aiutino da casa: telefonata a Manu prima di alzarmi, uscire, lasciare all’organizzazione la mia sacca. Mancano 20 minuti, mi posiziono nella griglia di partenza, uno spettacolo: tra maratona, mezza e 10 km saremo più di 10.000. Sono volutamente molto indietro, non sarò condizionato da nessun pacer. Dopo quasi 4 minuti passo dal via, corro molto lento e rilassato, cerco di fare il turista da una posizione privilegiata. Molto distensivi i primi km al centro, tra monumenti ed incitamenti. 21’20” al 4°km, mai partito così piano e sono contento così, la respirazione sembra discreta e mi stabilizzo su un ritmo leggermente più veloce, all’incirca 5’10” al km mentre seguendo il Lungadige usciamo progressivamente da Verona verso la Valpolicella. I km scorrono lenti e tranquilli in un’atmosfera ovattata, nebbia e umido regnano, seguiamo l’Adige e le sue curve, i km segnalati si alternano con quelli relativi al secondo giro, ripasseremo di qui dal venticinquesimo al trentunesimo… sarò ancora in gara? Ho deciso prima del via che se ci saranno problemi simili a Venezia mi fermo alla mezza e doccia… i cigni sul fiume ci danno il benvenuto a Parona, è tutto così rilassante, fin dall’inizio mi sto preventivamente massaggiando il collo, i muscoli tra collo e spalla negli ultimi mesi mi provocano dolore con il passare dei km, provo così ad evitare il fastidio, ne avrò già tanti altri… primo giro di boa, in mezzo alle vigne, si torna verso Verona. Ora strada in leggera discesa, sono attento ad ascoltare ogni minimo segnale ma mi sembra di reggere. Oggi veramente non ci sono obiettivi cronometrici, oggi sono qui per dimenticare Venezia, per arrivare al punto di sofferenza e per conviverci il più a lungo possibile. Il 14°km è il primo sotto i 5′, mi sto sbloccando piano piano. Al 18° ponte sull’Adige e si rientra in periferia, lascio andare la gamba, tutto risponde bene, respiro pulito, lo sento: è un’altra giornata, vediamo Castelvecchio, stiamo rientrando in centro, rifornimento al ventesimo, nuovo ponte per ritornare nel centro storico, qui c’è un momento chiave: maratoneti a sinistra, la mezza a destra verso il traguardo. Mi butto a sinistra felice, carico, convinto: sarà una faticaccia, ma sono qui e mi prenderò la mia rivincita. Rivediamo l’Arena che avevamo lasciato un’ora e trequarti prima, attraversiamo le viuzze del centro, passaggio alla mezza in 1h48’46”… lento, ma negli ultimi km ho un ottimo ritmo, e poi, raddoppiando, 3h37′ sarebbe un tempone, viste tutte le incognite della vigilia… sto fantasticando, lo so che arriveranno le difficoltà e che quasi sicuramente prima o poi dovrò calare, ma mi sento bene e questo mi basta. Di nuovo lasciamo il centro, questa volta psicologicamente è dura, allontanarsi fisicamente dal traguardo mentre la fatica aumenta. Il rifornimento del 25° è ben gradito, la fatica sale, dopo 7 km ottimi alzo il ritmo e lo stabilizzo sui 5’10”, sono carico dal fatto di correre da 25 km senza interruzioni. I km passano la fatica diventa disagio, il GPS però dice sempre 5’10”: obiettivo rifornimento del 30°. Rivedo i cigni, ma sono molto meno rilassato di prima, unico pensiero tenere duro, di corsa, almeno fino al rifornimento. Ci riesco, nonostante i banchetti con tè e sali siano posizionati al 31°: 31km di corsa continua, bella prova di carattere, ora afferro di tutto al volo ma mi devo mettere a camminare una trentina di secondi, giusto il tempo di ingoiare tutto e ripartire. Crisi, disagio, malessere generale, ma sono qui che corro nonostante tutto, mi carica questo pensiero. Cerco di non pensare a niente, non ho forza. Pensiero positivo: se il prossimo rifornimento è al 35°, bastano 4 km, non i soliti 5… teniamo duro. Non so come, ma ce l’ho fatta: rifornimento a 200 metri dice il cartello… dovrò fermarmi un po’ di più, lo sento, sprinto dando tutto, prima di mangiare. Prendo di tutto, mani piene, bicchiere in bocca, butto uno prendo un altro sempre camminando di lena buona. Dopo un centinaio di metri ho ingurgitato tutto e riparto, quanto terrò? Tengo, tengo, non so come ma tengo, su questa ciclabile che attraversa Chievo. “Szczezny, Basta, Danilo…” provo a pensare alla mia squadra di fantacalcio, focalizzare l’attenzione su altro spesso aiuta… no, via tutti i pensieri, corro e basta, 36, 37… riconosco la zona, siamo a San Zeno, ormai vicini al centro, vicini al traguardo, qui c’è il mio b&b, mica posso passarci davanti camminando?!? avanti di corsa ma sono alla frutta… 39, il traguardo è lì vicino, ma il percorso devia di nuovo, devo fermarmi… caccio via il pensiero e vado ancora… pochi metri e di nuovo la vocina, reagisco ancora ma sto proprio male, avanti ancora… mi fermo. Subito, via, camminare, e passo lungo, limitiamo il danno… un km e mezzo così, forse 3 minuti persi ma chissenefrega, voglio arrivare, ne manca uno e mezzo e riparto, la discesa mi dà la spinta e non mi fermerò più… centro storico e traguardo lì davanti… 3h47’26”, ma cosa importa? ho il groppo in gola, da quanti anni non mi sentivo vittorioso al traguardo di una maratona?

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