Il segreto della maratona

Posted By Dimitri Benes on 24 Gen, 2014 in Dimitri, maratona | 2 comments


100_2658Il post precedente ha risvegliato la mia passione per la statistica, applicata in questo caso alla maratona. Ho preso spunto poi dal commento di Andrea per approfondire il rapporto tra la prima e la seconda metà di gara, fra la prima “mezza” e la seconda.
Non mi permetto di parlare da coach o da esperto, ne trovate già tanti in internet. Parlo delle mie esperienze, e siccome sono state sia piacevoli che negative (la maggior parte) penso di poterne estrarre qualche conclusione ben ponderata.
Ho terminato 9 maratone, 5 delle quali preparate con sacrifici ed impegno seguendo con serietà dei cicli di allenamenti non fai-da-te. Mi sono concentrato allora su queste, suddividendo la gara nelle due mezze maratone. Ecco i tempi:

Trieste 2005:  1h40’20”  –  1h42’40” con personale al traguardo di 3h23′;
Firenze 2005:  1h37’34”  –  1h54’02”
Trieste 2008:  1h40’30”  –  1h53’36”
Padova 2010:  1h37’48”  –  1h55’08”
Padova 2011:  1h44’28”  –  1h56’56”

La maratona dove ho raggiunto il mio personale è stata corsa, più o meno, con lo stesso ritmo, dall’inizio alla fine. Certo, ci sono stati momenti molto difficili nei quali il ritmo è calato, altri momenti in cui sentivo di “averne” e nei quali ho leggermente incrementato l’andatura, ma grossomodo ho tenuto un passo quasi costante per 42 km, con un inevitabile ma contenuto calo finale. Le restanti quattro gare sono in fotocopia nell’indicare il mio cedimento nella seconda metà gara, la mia resa di fronte al muro dei 25 – 30 km, a seconda della gara… Firenze e Padova 2010 impostate all’attacco, Trieste 2008 e Padova 2011 corse con più tattica, hanno avuto lo stesso sapore: seconda metà deludente e deprimente, con resa di fronte ai chilometri che passano lentamente: in fondo sono bastati 2-3 km “fuori giri” per compromettere di 10 minuti il risultato finale.
Da questi dati è evidente il segreto della maratona, almeno per me, il mio corpo e la mia mente: correre dignitosamente la seconda metà; per fare questo, credo sia fondamentale conoscersi ed impostare un ritmo da poter tenere fino alla fine, o quasi. Partire con il freno a mano tirato e reggere il più a lungo possibile non è redditizio solo da un punto di vista fisico, ma anche psicologico: essere in sorpasso al trentesimo km è una grossa spinta per affrontare al meglio le inevitabili difficoltà.
Ci sono diversi aspetti che creano difficoltà: ambizione personale, rivalità con chi non ha il tuo passo in gara, tensione, tralasciando ovviamente i fondamentali pregara e  preparazione, di cui magari parlerò altre volte: per cercare la gara perfetta o quasi, a mio avviso bisogna tenere ben presente il detto del “chi troppo vuole nulla stringe”.
Sono il primo che se lo dovrà ricordare, la prossima volta.

2 Comments

  1. Secondo me e la mia personale opinione di fondo c’è un errore in fase di preparazione. A mio avvsio il lungo lento non viene mai fatto come si deve..viene fatto sempre un po’ troppo forte…e ciò è sbagliato. Un conto è fare un allenamento ritmo maratona ed un conto è un lento. Il lento serve per abituare il corpo a bruciare diversamente le proprie risorse ed è per questo che è d fondamentale importanza per una gara come la maratona. Se viene fatto troppo veloce il corpo continua a consumare ‘carburante’ nella stessa maniera…e l’unico modo per capire quale è il ritmo giusto da tenere in un lento è tramite il cardiofrequenzimetro. Io ne avrò di lunghi lenti da fare in questi mesi…ed a giugno vi potrò confermare che la mia teoria è corretta 😉

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  2. Anch’io ho trovato interessante lo spunto di Andrea sul rapporto tra prima e seconda parte. Anche su questo punto ci sono diverse scuole di pensiero. Questa tua analisi sembra proprio concordare con quanti dicono che bisogna mantenere un ritmo il più possibile costante dall’inizio alla fine. Che tra l’altro non è affatto facile.

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